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Autostima e immagine di sé

“C’è molta gente che ha una bassa autostima, e fa benissimo a non stimarsi!” Questa è una frase che abbiamo sentito molte volte pronunciare dal nostro maestro, Gianni Fortunato.

Spesso ci capita di sentire le persone giustificare alcune difficoltà personali dicendo che la causa è una scarsa autostima.

La frase di Gianni Fortunato ci ricorda che la stima, in positivo o in negativo, è una valutazione rispetto a qualcosa; nel caso dell’auto-stima è una valutazione di se stessi e del proprio comportamento.

Stimare se stessi è una conseguenza del vivere in conformità ai propri valori. Ma se dimentichiamo i nostri valori, tradiamo noi stessi, accettiamo compromessi che ci umiliano è inutile cercare di elevare la nostra autostima: prima dovremo cambiare registro.

Partiamo con il dire che la conoscenza di se stessi si compone di due elementi:

  1. il concetto di sé, cioè quel che sappiamo di noi stessi
  2. l’autostima, cioè il valore che attribuiamo a noi stessi.

Entrambi sono concetti ‘’dinamici’’, cioè si sviluppano e si modificano continuamente in relazione alle esperienze, alle situazioni di vita e alle circostanze sociali.

Il concetto di sè

Il Concetto di sé consiste in ciò che ciascuno pensa di se stesso. Questa concezione di noi stessi si sviluppa nel tempo attraverso le esperienze: è nel tempo che, tessera dopo tessera, componiamo il mosaico della conoscenza di noi stessi basandoci sull’interpretazione di molteplici informazioni.

La nostra identità è qualcosa insieme di stabile e di mutevole.

Dal punto di vista della prospettiva della nostra vita, c’è una continuità che ci fa pensare di essere la stessa persona che eravamo quando eravamo piccoli e che saremo invecchiando (la radice di “identità” è la stessa della parola “identico”)

Da un altro punto di vista, io oggi non sono la stessa persona che ero qualche anno fa: sono diverso, sono cambiato.

Il modo in cui ci si forma le impressioni su di sé è molto simile al processo di percezione con cui ci si forma l’impressione su chi sono gli altri. Solo che nel processo di auto-percezione intervengono ancora più distorsioni.

Possiamo dire che il concetto di sé è l’insieme di tutte le convinzioni che un individuo nutre riguardo alle proprie qualità personali.
Quali sono le fonti della conoscenza di sé?

  • Una prima fonte di conoscenza è il nostro comportamento, e ciò che ne deduciamo, i significati che gli attribuiamo
  • Le nostre reazioni interiori al mondo: i nostri pensieri e sentimenti. I pensieri e i sentimenti sono meno influenzati da pressioni esterne.
  • Un’altra fonte è data dagli effetti delle reazioni degli altri. Il feedback che riceviamo dagli altri è indispensabile per valutare noi stessi: il fatto di risultare graditi agli altri è una delle fonti principali della valutazione positiva che ci attribuiamo.

 

Wayne Dyer - ricerca di approvazioneQuanto più nutriamo dubbi su noi stessi, tanto più andiamo alla ricerca di persone che possano apprezzarci. Le persone con un buon livello di autostima risultano più rilassate nei confronti degli altri e più efficaci nella comunicazione, in quanto meno vincolate dalla preoccupazione di salvaguardare il proprio concetto di sé.

 

Nel nostro post  Convinzioni: come governano la nostra vita avevamo parlato di quelle che vengono definite convinzioni di base, e che riguardano:

  • me stesso
  • gli altri
  • gli altri prossimi
  • il mondo
  • la vita.

Le convinzioni su se stessi sono quindi convinzioni di base, da cui derivano una grande quantità di convinzioni ad un livello meno profondo, che possono influenzare vari aspetti della nostra vita.

L’autostima

L’autostima si riflette nelle risposte alle seguenti domande:

  • Sono una persona di valore?
    memoria e autostima
  • Sono soddisfatto di me stesso?

L’autostima rappresenta un giudizio globale su se stessi e sulle proprie capacità, che si accompagna ad un senso generale di auto accettazione e ad un atteggiamento positivo verso se stessi.

L’autostima è importante perché incide su:

  • le proprie reazioni,
  • le relazioni con gli altri,
  • la vita familiare,
  • il proprio corpo e il proprio aspetto fisico,
  • il controllo dell’ambiente

L’autostima ci dice, momento per momento, come stiamo andando nella costruzione di un sé di segno positivo che ci consenta di “funzionare” bene.

L’autostima nasce da informazioni  che l’individuo possiede e dal confronto fra i diversi tipi di sé:

  • Il sé reale: ciò che crediamo di essere 
  • Il sé ideale: ciò che desideriamo essere
  • Il sé imperativo: ciò che pensiamo di dover essere 

Approfondimento: Indossiamo tutti una maschera?

I problemi legati all’autostima nascono solitamente dalla discrepanza tra il Sé reale/ Sé ideale e Sé reale/Sé imperativo.

sè reale – sè ideale
 
sè reale – sè imperativo
Discrepanza fallimento nel corrispondere alle aspirazioni fallimento nell’adempiere agli obblighi
Reazioni emotive delusione
tristezza
diminuita attivazione fisiologica
colpa
imbarazzo
accresciuta attivazione fisiologica
Effetti a lungo termine minore autostima
depressione
mediocre funzionamento del sistema immunitario
malattia
minore autostima
ansia
mediocre Funzionamento
del sistema immunitario
malattia
 Bassa autostima
Bassa autostima ?

Qualunque cosa contraddica il senso della nostra identità e delle nostre sensazioni può indurci a mettere in dubbio le nostre impressioni su noi stessi. Tre tipi di eventi sono particolarmente minacciosi:

  • i fallimenti
  • le incongruenze all’interno della nostra idea di noi stessi
  • i fattori di stress

Un modo di diminuire rapidamente ed efficacemente la propria autostima è credere al proprio dialogo interno. Nel post dedicato a questo argomento avevamo scritto:

Avete presente quella voce interna che vi critica, vi sgrida, parla male di voi (sei sempre il solito/ la solita! non ce la farai! hai sbagliato anche questa volta!) ?Viene definita dialogo interno, ed è una rappresentazione uditiva interna che ha la caratteristica di essere indipendente dalla volontà cosciente della persona. In pratica, voi non avete nessun controllo su ciò che vi dice.

Se qualche volta le parole di questo critico interno vi hanno fatto preoccupare, tranquillizzatevi: come vedremo, avere un dialogo interno negativo non dimostra che avete qualcosa che non va, ma solo che siete normali esseri umani.

Il senso di Autoefficacia

Albert Bandura definì il senso di Autoefficacia come:

“Le convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati”

“Convinzioni che le persone hanno circa la loro efficacia personale di organizzare e dirigere le loro abilità e risorse per mettere in atto un’azione che li condurrà alla conseguenza desiderata”

Il senso di autoefficacia è dato dalle convinzioni di una persona circa le proprie capacità di essere in grado di superare gli ostacoli che di volta in volta si frappongono al raggiungimento di un obiettivo.

Non si tratta di una generica fiducia in se stessi, ma della convinzione di poter affrontare efficacemente determinate prove, di essere all’altezza di determinati eventi, di essere in grado di cimentarsi in alcune attività o di affrontare specifici compiti.

L’autoefficacia non è affatto una capacità, come qualcuno pensa, né è una misura delle competenze possedute, ma la credenza che la persona ha rispetto a ciò che è in grado di fare in diverse situazioni con le capacità che possiede.

Quattro fonti in base alle quali determiniamo il nostro senso di Autoefficacia:

  1. Esperienze personali: “In passato ci sono riuscito? Quante volte?”; “Ci sono riuscito grazie alle mie capacità?”
  2. Esperienze di altri: “Altri ci sono riusciti?”; “Come hanno fatto?” ; “Se ci sono riusciti loro ci riuscirò anch’io?”
  3. L’influenza di altri: “Secondo gli altri ci riuscirò?”; “Cosa pensano delle mie capacità?”
  4. Stati interni: “Mi sento in forma?”; “Il compito richiede molta efficienza?”; “In questo stato sono in grado di funzionare al livello richiesto?”

Le persone con senso di autoefficacia basso:

  • Si allontanano intimidite dalle attività “difficili”.
    profezia che si autoavvera
  • Hanno basse aspirazioni e investono uno scarso impegno nel raggiungimento degli obiettivi che scelgono per se stesse.
  • Di fronte a compiti difficili, indugiano a considerare le proprie carenze personali, gli ostacoli che incontreranno e tutte le conseguenze avverse possibili piuttosto che concentrarsi su cosa fare per riuscire.
  • Riducono il proprio impegno e rinunciano facilmente trovandosi di fronte a difficoltà.
  • Sono lente nel recuperare il loro senso di efficacia in seguito a insuccessi e regressioni.
  • Siccome attribuiscono le prestazioni scadenti alla mancanza di capacità e doti loro personali, non hanno bisogno di molti insuccessi per perdere fiducia nelle proprie capacità.
  • Sono facili prede dello stress e della depressione.

Le persone con senso di autoefficacia alto:

  • Affrontano compiti difficili con motivazione
  • Si pongono obiettivi ambiziosi e si impegnano a raggiungerli
  • Nelle difficoltà intensificano il loro impegno e la costanza, forti dei successi passati
  • Recuperano velocemente la propria autoefficacia dopo i fallimenti
  • Attribuiscono l’insuccesso alla mancanza di conoscenze e impegno
  • Affrontano i problemi esercitando n determinato controllo

Autostima, autoefficacia, fiducia in se stessi e obiettivi

obiettivi e convinzioni
Le persone mettono in atto determinate azioni per conseguire determinati risultati. Il raggiungimento dell’obiettivo dipende da:

  • la desiderabilità del risultato atteso, il valore che la persona attribuisce alle conseguenze e ai risultati del cambiamento;
  • l’aspettativa sull’idoneità dell’azione a ottenere il risultato, il grado in cui la persona si attende di poter raggiungere l’obiettivo mediante un dato comportamento;
  • l’efficacia attribuita a sé, il livello di fiducia nelle proprie capacità personali.

Per valutare la motivazione di una persona o di un gruppo si può procedere ad una valutazione delle cinque credenze più rilevanti rispetto allo spazio motivazionale del cambiamento.

La desiderabilità del risultato atteso “Raggiungere l’obiettivo prefissato è desiderabile e ne vale la pena”

La fiducia nella possibilità di raggiungerlo con gli strumenti specificati “E’ possibile raggiungere l’obiettivo”
La valutazione data al piano d’azione in termini di appropriatezza e di difficoltà “Le cose da fare per raggiungere l’obiettivo sono chiare, idonee ed ecologiche”

La credenza soggettiva dei soggetti coinvolti di essere in grado di produrre i comportamenti richiesti e necessari a completare il piano che porta al risultato “Ho le risorse e le capacità necessarie per raggiungere l’obiettivo”
Il senso di responsabilità, di valore personale e di discrezionalità dei soggetti coinvolti in rapporto ai comportamenti richiesti e al risultato atteso “Raggiungere l’obiettivo e di mia competenza e sotto la mia responsabilità. Merito di raggiungerlo”

Un buon livello di autostima non significa sopravalutarsi o attribuirsi capacità e qualità che non si possiedono: un’autostima di questo genere è fragile e precaria.

Significa invece essere consapevoli sia delle proprie qualità sia dei propri limiti sapendoli accettare, senza pretendere da se stessi una perfezione impossibile da raggiungere.

Per imparare ad accettare se stessi accantonando il giudizio:

Per  avere una buona autostima, occorre che l’immagine di sé sia allineata con la scala dei valori della persona.

Il livello di autostima ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana: se ho una bassa stima di me, è più probabile che io assuma atteggiamenti rinunciatari sia verso i miei obiettivi, sia nelle relazioni con gli altri. E’ un tipico esempio di “profezia che si autoavvera“.

“Immagine di sé”  è un’espressione imprecisa: nel nostro modo di pensare a noi stessi sono presenti, oltre alle immagini, percezioni auditive (parole e suoni), sensazioni cenestesiche, odori e sapori. E’ imprecisa anche in un altro senso: si dovrebbe casomai parlare di immagini di sé, perché ognuno di noi ne ha molte. Inoltre parlare di “immagine di sé” fa pensare ad un oggetto concreto, come una fotografia: ma qui non stiamo parlando di una cosa, ma di un processo: il processo di pensare se stessi.Da leggere: Autostima: sei pratiche per migliorarla

Quello che possiamo o non possiamo fare, cosa riteniamo possibile o impossibile è raramente in funzione delle nostre risorse. Spesso è in funzione delle convinzioni su chi pensiamo di essere. (Albert Camus)


L’idea che abbiamo di noi stessi si basa su tutte le nostre esperienze personali, e nasce da una selezione tra la miriade di esperienze che abbiamo vissuto.

Selezionare le esperienze significa portarne in primo piano alcune, trascurando le altre. Così, se noi pensiamo di essere coraggiosi, prenderemo in considerazione le occasioni in cui abbiamo dimostrato questa qualità, e trascureremo quelle in cui non l’abbiamo dimostrata. Se pensiamo invece di essere vigliacchi faremo il contrario.

L’immagine che viene fuori da questo processo  è quindi una mappa di noi stessi. 

Falso e vero sé

Nel nostro post La “mappa del mondo” in PNL avevamo scritto:

Una mappa è sempre una versione semplificata del territorio che descrive e questa semplicità è ciò che la rende utile. Per quanto precisa sia una mappa, escluderà sempre oggetti, eventi e informazioni presenti sul territorio. L’unico modo di avere una mappa completa sarebbe riprodurre esattamente e completamente il territorio, ma questo la renderebbe vasta e ingombrante come l’originale, e quindi inutile.

Scoprire il nostro “vero sé” è quindi un po’ come decidere se sia vera

  • una carta geografica politica
  • una carta geografica geomorfologica
  • una carta geografica climatica

Nessuna delle tre è “vera”, ma ognuna delle tre è utile a seconda di un determinato uso. Così non è importante che la nostra immagine di sé sia “autentica”, ma sia funzionale alla realizzazione dei nostri valori e al raggiungimento dei nostri obiettivi.

L’espressione vero sé ha però un senso, contrapposto all’espressione falso sé.

Alcune persone hanno un’immagine di se stessi irreale, conseguenza di una visione idealistica di come si dovrebbe essere anziché di come si è realmente. Presentando costantemente una falsa immagine di sé, queste persone finiscono per perdere del tutto il contatto con se stessi.

L’immagine che hanno di se stessi finisce per essere molto diversa dall’immagine che ne hanno gli altri, e quando ricevono feedback, tendono a rispondere in modo difensivo.

Approfondimenti: 

Immagine di sé e autostima

Qualcuno considera i termini

  1. immagine (o idea, o concetto) di sé
  2. autostima

come fossero intercambiabili, ma sono due cose molto diverse.

  1. Ritornando all’esempio precedente, supponiamo di considerarci persone coraggiose. Sulla base di una generalizzazione di alcune nostre esperienze ci attribuiamo questa qualità, che fa parte della nostra immagine di noi stessi.
  2. Se nella nostra scala di valori il coraggio viene valutato positivamente, abbiamo un’autostima positiva. L’autostima è quindi una valutazione della propria immagine di sé, in base ai propri valori.
Autostima e memoria

Quindi, per avere una buona autostima, occorre che l’immagine di sé sia in linea con la scala dei valori.

  • Il punto di vista di ACT e Mindfulness: la pratica della Mindfulness invita a lasciar andare  il concetto stesso di autostima, e porta ad osservare se stessi senza giudicarsi né positivamente né negativamente, e ad accettarsi così come si è.

Ci sono persone che, appartenendo ad una sub-cultura, hanno un’elevata autostima anche se mettono in atto comportamenti che la società nel suo insieme disapprova.
Questo contraddittorio tra  Tommaso Buscetta, il mafioso pentito che collaborò con Giovanni Falcone e Salvatore Riina sembrerebbe indicare che entrambi avevano un’alta autostima:

Presidente: Lei rifiuta il confronto.
Riina: L’ho già detto.
Presidente: Lei all’Ucciardone ha detto di non volere il confronto per “l’immoralità” di Tommaso Buscetta.
Riina: Esatto. Non parlo con chi ha un bassa moralità.
Presidente: Mi spiega come fa a sapere che ha avuto tante mogli?
Riina: L’ho letto sui giornali… Mio nonno è rimasto vedovo a 40 anni con cinque figli e non ha cercato altre mogli. Mia madre è rimasta vedova a 36. Al nostro paese, Corleone, viviamo di correttezza morale.
Presidente: E in nome di questa correttezza morale, lei rifiuta il confronto?
Riina: Sì, non insista, non parlare è un mio diritto.
Buscetta: Mi permette, presidente, di dire qualche parola sulla mia moralità?
Presidente: Non siamo qui per discutere della sua moralità.
Buscetta: Ma è di questo che sta parlando questo qui… Da quale pulpito parla questo signore… con quale coraggio parla di moralità, lui, proprio lui… Mi accusa per la questione delle donne, lui… lui che è l’ artefice della morte dei miei figli e dei miei cari… lui che ha scannato e fatto scannare tanti e tanti uomini innocenti. Io ho pensato alle donne, è vero, tu andavi a letto sempre e solo con tua moglie perché tutto il tuo tempo era per Cosa Nostra.

Alcune cause di una bassa autostima:

  • immagine di sé non allineata ai propri valori
  • confronto con gli altri, in cui si notano caratteristiche che  mancano in se stessi, e che vengono considerate importanti

Alcuni segnali di una bassa autostima:

  • fuga da se stessi attraverso il cibo, le droghe o altre distrazioni. Questa fuga, di solito, è solo temporanea, e quando termina la vita della persona va un po’ peggio di prima
  • tendenza a dominare gli altri e ad essere arroganti e presuntuosi
Troppa o troppo poca autostima sono segnali che indicano che occorrerebbe modificare il proprio concetto di sé.
 
Secondo Steve Andreas, un’utile immagine di sé dovrebbe essere:
  1. durevole, elastica e resistente
  2. esatta
  3. capace di auto correggersi e di rispondere al feedback
  4. inconscia e automatica
  5. capace di metterci in contatto con gli altri, anziché separarcene
  6. scevra da superbia, arroganza e da ogni altro segno di egocentrismo
Queste caratteristiche sono abbastanza autoesplicative, chiariamo i punti 2 e 4 perché lo sono un po’ meno.

Immagine di sé inconscia e automatica

A tutti noi è capitato di fare qualcosa molto bene e con grande fluidità. In queste situazioni, a volte capita di pensare “Sto andando benissimo! Grande!”.
Questa valutazione cosciente tende a portarci fuori dalla nostra condizione e il nostro rendimento cala: l’atto di pensare consapevolmente a noi stessi interferisce con la nostra efficienza.

Immagine di sé esatta

La nostra immagine di noi stessi può essere più o meno esatta. L’esattezza è conseguenza dell’essere consapevoli sia delle proprie qualità sia dei propri limiti sapendoli accettare, significa non pretendere da se stessi una perfezione impossibile da raggiungere.
Competenza vs. sicurezza
Competenza e sicurezza

La felicità non può essere raggiunta in modo immediato, né più né meno dell’autostima. Ciascuno deve scoprire quali esperienze lo rendono felice e andarne in cerca: il risultato è la felicità. Proprio come la felicità scaturisce immediatamente dall’esperienza di ciò che ci rende felici, così l’autostima è il risultato naturale e automatico di un concetto di sé in linea con i nostri valori (Steve Andreas)

Trasformare se stessi

Trasformare se stessi con la programmazione neurolinguisticair?t=pragmatimente 21&l=as2&o=29&a=8834014529

 

 

 


Approfondimento:

Autostima: sei pratiche per migliorarla
Integrare il proprio lato oscuro

Maria Soldati e Fabrizio Pieroni

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