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In alcune occasioni ci capita di sentirci demotivati e stanchi nell’affrontare ciò che la vita ci mette davanti. Oppure, al contrario, le cose possono andare bene, almeno apparentemente, ma non riusciamo a trovare soddisfazione in quello che facciamo, e tutto risulta vuoto e privo di significato. Insomma, spesso ci sentiamo a disagio, fuori dal flusso verso cui il mondo sta andando. Dare un senso alla vita non è scontato.

 
Questo modo di sentire sfocia, a volte, in tentativi di soluzione violenti o autodistruttivi: la violenza o il ricorso alle droghe diventano un modo di sopravvivere in un mondo anestetizzato, che sovraccarica di stimoli ma senza che nessuno di essi possa risvegliare interesse ed impegno.

Tutti questi comportamenti o modi di sentire hanno in comune il fatto di non riuscire a dare valore a ciò che la vita ci offre.

la perdita del senso della vita
Articoli che testimoniano la perdita del senso delle proprie azioni
 
La perdita del senso della vita si manifesta anche nell’uso smodato degli smartphone e nell’essere sempre connessi ad Internet.
 
Siamo nell’epoca in cui temiamo la noia più di ogni altra cosa. Per contrastarla entriamo nel vortice di interazioni multimediali alla ricerca di una ricompensa che non arriverà mai, se non sotto forma di distrazione.
Pensiamo di essere intrattenuti, di riempire un vuoto, ma ci limitiamo a recepire passivamente ciò che abbiamo davanti. Non
 fruiamo i contenuti, li subiamo. 
 
Riconoscendo questa tendenza diffusa, i creatori di contenuti si sono adattati e continuano a creare prodotti molto brevi per mantenere la nostra attenzione più vulnerabile che mai: i video di YouTube vengono mantenuti brevi per non essere soppiantati dall’immediatezza di TikTok o delle storie di Instagram. È per questo che cadiamo nella bulimia da video: un video tira l’altro e abbiamo bisogno di soddisfazione, quindi non possiamo stare lontani da ciò che ci suggerisce l’algoritmo.
 
È questo che sfruttano i social network per tenerci incollati allo schermo. Infatti, i social network sono ottimizzati per stimolare la produzione di dopamina nel cervello, la molecola che controlla i meccanismi di piacere che portano alla dipendenza.
 
Juhyung Sun, autore di una ricerca su questi argomenti, afferma: «Le persone con ansia sociale o anche depressione tendono a essere dipendenti dai telefoni cellulari più di chi sta bene o ha una vita equilibrata e serena. Più le persone sono stressate e più sono sensibili alle notifiche. E ormai quasi tutti noi, appena sentiamo un ronzio o un suono, guardiamo consapevolmente o inconsciamente il telefono».
 

Domande importanti

Il più grande dei miracoli è essere, semplicemente essere. Per sentirlo, non hai bisogno di essere né ricco, né colto, né famoso. Essere semplicemente! Il fatto che tu sei è il massimo tra i misteri. Perché sei? Perché esisti? Per nessun motivo: non l’hai guadagnato, non l’hai neppure chiesto! E’ semplicemente accaduto (Osho).

 

Per gran parte del nostro tempo e della nostra vita, operiamo con il “pilota automatico” inserito, e quindi, a volte, ci ritroviamo a fare cose ben poco appaganti.

Dimentichiamo di perseguire quegli scopi che ci darebbero maggiore soddisfazione e che vanno nella direzione di rispondere alle seguenti domande:

  1. Che tipo di persona voglio essere?
  2. Come voglio utilizzare il mio tempo, in cosa voglio impegnarmi durante la mia permanenza sulla Terra?
  3. Come voglio comportarmi con me stesso, con gli altri, con l’ambiente in cui vivo?

Le risposte a queste domande ci possono dare un’idea dei nostri valori, di quello che è veramente importante per noi, nel fondo del nostro cuore.

Ricerca del significato!
Ricerca del significato?
 
I valori sono una cosa diversa dagli obiettivi: gli obiettivi possono essere spuntati da una lista, mentre i valori li possiamo perseguire fino alla fine dei nostri giorni.
 
Porsi un obiettivo è come voler attraversare un fiume: una volta attraversato, l’obiettivo è stato raggiunto e viene accantonato. Perseguire un valore è come andare verso ovest: per quanta strada facciamo, ci sarà sempre un ovest più lontano. 

Gli obiettivi riguardano quello che vogliamo ottenere, mentre i valori riguardano come ci vogliamo comportare e cos’è importante per noi:
  • mentre stiamo procedendo verso il nostro obiettivo,
  • quando lo avremo raggiunto 
  • nel caso in cui noi non lo raggiungessimo.
Possiamo impegnarci per ottenere quell’aumento di stipendio, e quando l’avremo ottenuto saremo molto soddisfatti. Ma quanto tempo passerà prima di dare per scontato l’averlo ottenuto, e prima di esserci abituati al nostro nuovo livello economico?
 
Quando impostiamo la nostra vita sugli obiettivi rischiamo di sentirci spesso frustrati, e in una continua lotta per raggiungere ciò che ci eravamo proposti. E quando avremo raggiunto l’obiettivo, dopo un po’ lo daremo per scontato, ci sentiremo insoddisfatti e ce ne porremo subito un altro.
 
Nella vita basata sui valori gli obiettivi continuano ad esistere, ma l’enfasi è spostata sul vivere i nostri valori in ogni momento. Supponiamo che io mi ponga l’obiettivo di comprare una casa, spinto dal valore di aver cura della mia famiglia.
 

Non devo aspettare di averla comprata: io posso aver cura della mia famiglia ora, in questo momento. Ed essere consapevole di agire in conformità con qualcosa che per me è importante mi darà comunque soddisfazione.

In ogni momento i nostri valori sono a nostra disposizione, prima e dopo aver raggiunto l’obiettivo.

Approfondimenti:

A volte dimentichiamo per anni un nostro valore, ma in ogni momento possiamo ricominciare a vivere in base ad esso.

I valori sono soggettivi, e dipendono dai diversi modi di vedere le cose che caratterizzano ognuno di noi. Di conseguenza, non possono essere giusti o sbagliati, e non ha senso parlare di alcuni valori come migliori di altri.

Come dare un senso alla vita: le “tre C”

 
La nostra esperienza ci suggerisce comunque che Russ Harris abbia ragione nel sostenere che i valori più importanti e più appaganti delle persone possono essere distinti in tre principali gruppi, che vengono chiamate le “tre C”:
 
  1. Connessione
  2. Cura
  3. Contributo
  • con chi o con che cosa mi sentito connesso in quel momento? Mi sono sentito coinvolto e presente con qualcuno o con qualcosa?
  • di chi o di che cosa mi sono preso cura? verso chi o che cosa ho dimostrato interessamento e affetto?
  • a chi o a che cosa ho dato un contributo? ho sostenuto e nutrito qualcuno o qualcosa?
Ragnatela di rapporti
La nostra vita: una ragnatela di rapporti

Un modo utile di pensare alla propria vita è raffigurarsela come una ragnatela di rapporti: rapporti con il proprio corpo, con la propria mente, rapporti con gli altri, rapporti con il proprio lavoro, con l’ambiente, con la natura, con qualcosa di più grande di noi…

 
Un modo di aggiungere significato alla propria vita è occuparsi di questi rapporti: possiamo scegliere di dedicare la nostra attenzione ad uno qualsiasi di questi rapporti, e migliorarlo aggiungendo connessione, cura e contribuzione.
 
Possiamo rendere la nostra vita più significativa adesso, non dobbiamo aspettare di trovare una nobile causa o di aver raggiunto chissà quale obiettivo: possiamo portare cura, connessione e contributo in questi nostri rapporti, proprio in questo momento.
 
La vita appare come sganciata dal senso. La diffusione inquietante della depressione anche tra le nuove generazioni illustra emblematicamente questa difficoltà a preservare la trasmissione del desiderio tra le generazioni. Nondimeno, perché la vita sia davvero viva è necessaria una trasmissione del desiderio da una generazione all’altra. La vita umana è infatti “umana” perché non si può schiacciare sulla mera soddisfazione dei bisogni. La vita è vita umana in quanto animata dalla trascendenza del desiderio come desiderio dell’Altro; è esposizione, apertura, domanda d’amore e di senso rivolta verso l’Altro. (Massimo Recalcati)
 
 
Maria Soldati e Fabrizio Pieroni
 
 

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