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Come farsi valere: la comunicazione assertiva

QuoteSe ho rispetto per me stesso ed esigo che gli altri mi trattino con rispetto, emetto dei segnali e mi comporto in modi che aumentano la probabilità di una risposta appropriata da parte degli altri. E quando questa risposta arriva la mia convinzione iniziale ne esce rafforzata e confermata. 
Se manco di rispetto per me stesso e di conseguenza accetto come naturale la scortesia, l’abuso o lo sfruttamento da parte degli altri, inconsciamente lo trasmetto, e alcuni  mi tratteranno come io stimo naturale. Quando questo succede e io mi ci sottometto, il mio rispetto per me stesso ne esce ancora più deteriorato. (N. Branden, I sei pilastri dell’autostimair?t=capolungo 21&l=am2&o=29&a=8850234783)

Farsi valere non è sempre facile, soprattutto da parte di alcune persone. Ci sono persone che, spesso,

  • non riescono ad affermare le proprie esigenze
  • non riescono a dire di no
  • subiscono le situazioni
  • temono il conflitto, e fanno qualsiasi cosa per evitarlo
  • hanno un’esagerata paura di sbagliare
  • tendono a sottomettervi al volere degli altri

Il comportamento passivo

Forse in passato determinate situazioni hanno generato in loro ansia e stress, e ora cercano di evitarle. Oppure hanno interiorizzato in modo esagerato quei messaggi che provengono dalla famiglia e dalla società che invitano all’obbedienza e al conformismo.

Ecco le loro principali preoccupazioni:

  1. Desiderio di essere simpatici e di voler essere quindi accettati da tutti. (obiettivo irraggiungibile).
  2. Desiderio di rifuggire i conflittiNessuno può avere su di noi più potere di quanto gliene vogliamo concedere.-min
  3. Timore che il proprio impegno non produca risultati positivi.
  4. Timore di poter perdere il controllo di se stesso ed alzare il tono più del lecito, che causerebbe un fastidioso senso di colpa.

Di conseguenza, adottano un comportamento passivo che permette loro di:

  • diminuire l’ansia che potrebbe emergere esprimendo le proprie idee con la paura di perdere la stima e l’affetto dell’altro.
  • neutralizzare il senso di colpa che provano nell’esprimere un’opinione diversa dall’interlocutore;
  • ottenere un “rinforzo sociale”, poiché la persona passiva appare come disponibile e rispettosa dell’altro.

D’altra parte determina, per chi lo mette in atto:

  • squalifica di se stessi, non vedendo mai realizzati i propri desideri e non riuscendo a farsi valere;
  • calo dell’autostima e dell’auto efficacia;
  • rischio di esplosioni di rabbia;
  • sentimenti di impotenza che porta a crearsi un’immagine negativa di se stessi con la tendenza ad isolarsi;
  • probabilità di insorgenza di disturbi di origine psicosomatica (cefalea, mal di stomaco, gastriti, ecc.).
comunicazione passiva - incongruenza
La paura di ferire l’altro porta a nascondere i veri sentimenti

Queste sono tutte espressioni di una visione inadeguata di se stessi e dei rapporti con gli altri.
I conflitti e le contrarietà esistono ed è meglio prenderne atto senza sognare di poterle evitare. La soluzione più adeguata è quella di dotarsi delle capacità utili per gestirli.

Da leggere:
Autostima e immagine di sé: sei pratiche per migliorarle

La comunicazione scritta e la posta elettronica

Ricorrere a strategie colpevolizzanti (fare la vittima, fare l’offeso) potrà nel breve termine dare qualche parziale risultato, ma destinati nel lungo termine a rivelarsi controproducenti.
Questo stile di comunicazione si pone ad un’estremità di un continuum:

continuum aggressività passività

Il comportamento aggressivo

Il comportamento aggressivo è tipico della persona che

  • tiene conto esclusivamente di se stesso e delle proprie esigenze,
  • non considera i diritti degli altri,
  • ritiene di essere sempre nel giusto,
  • attribuisce all’esterno la responsabilità dei propri errori ,
  • svaluta l’altro (“io sono ok, tu non sei ok”),
  • è rigido e inflessibile rispetto alle sue posizioni.
Un atteggiamento e un comportamento aggressivo consentono a breve termine di:
  • ridurre l’ansia data dal timore di non riuscire ad ottenere quello che vuole,
  • avere la sensazione di “potere”, di avere la situazione e l’interlocutore sotto controllo,
  • avvertire il rinforzo sociale, ossia di venire apprezzato perché appare come persona capace di ottenere ciò che vuole.
Il comportamento aggressivo determina, per chi lo mette in atto:
  • qualche volta la necessità di doversi scusare, provando senso di colpa e di vergogna nei confronti di chi ne è stato la “vittima”;
  • senso di stanchezza e di spossatezza perché aggredire costa fatica;
  • progressivo isolamento sociale;
  • stress costante dovuto alla sensazione di essere sempre in pericolo o comunque di non essere accettato;
  • patologie fisiche e/o di origine psicosomatica

Come farsi valere: la comunicazione assertiva

Il modello della comunicazione assertiva distingue tre diversi stili comunicativi:

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Gli elementi costitutivi dell’assertività sono:

  • difesa dei diritti, propri e degli altri
  • assertività sociale (capacità di gestire le interazioni sociali, con facilità e a proprio agio),
  • espressione dei sentimenti (implica la capacità di comunicare i propri sentimenti positivi e negativi alle altre persone),
  • assertività di iniziativa (riguarda l’abilità nel soddisfare bisogni personali come il chiedere favori, avanzare richieste),
  • indipendenza (è la capacità di esprimere le proprie credenze e opinioni, non conformandosi a pressioni di gruppo)

Un comportamento che permette a una persona di agire nel proprio pieno interesse, di difendere il proprio punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti senza ignorare quelli altrui (Manuel Smith)

Lo stile assertivo: una scelta libera

In  realtà  il  comportamento  assertivo  non  si  trova  tra  quello  passivo  ed  aggressivo,  non  esiste una «comunicazione assertiva»  definitiva  quasi  si  trattasse  di  un  dogma  predefinito.  

Si  deve infatti  considerare  il contesto in  cui  viene  espressa: la  situazione,  le  aspettative,  gli  obiettivi  della persona  in  quel  dato  momento.

Al variare del contesto, la persona competente socialmente sa adattare la sua azione e non applica in modo stereotipato l’assertività.  L’assertività non è la risposta giusta a qualsiasi situazione. Comportarsi in maniera assertiva è una possibile risposta. La persona veramente assertiva, conosce le alternative e sa valutare quando può essere eccessivo o controproducente un comportamento di questo tipo.

Quello che distingue in modo  rilevante i tre stili è l’aspetto della scelta: la persona assertiva sceglie il comportamento, mentre la persona passiva o aggressiva lo subisce: è una scelta obbligata, non riesce a praticare modalità alternative.

Passività e aggressività hanno quindi alcuni aspetti in comune: in realtà sono due facce di una stessa medaglia, la persona che conosce solo questo registro si troverà in una posizione non equilibrata, talvolta agirà in modo aggressivo e talvolta in modo passivo.

Potrà subire per molto tempo (stile passivo) e all’improvviso avere un’esplosione di rabbia (stile aggressivo). Oppure possiamo immaginare una persona che si comporta in modo passivo in ambito professionale, e in modo aggressivo in ambito familiare. O viceversa.

Un altro aspetto importante è che, in un certo senso, l’assertività è contagiosa: comportandosi in modo assertivo si offre all’altro la possibilità di assumere un atteggiamento analogo. Non si tratta di “dare lezioni di assertività”, non servono le parole ma occorre agire in modo assertivo. Allo stesso modo, sono contagiosi gli stili passivo e aggressivo.

Essere assertivi vuol dire assumersi la responsabilità del proprio agire, significa guardarsi dentro  senza paura  e accettandosi come si è. Vuol dire non farsi carico di “problemi” degli altri (ad esempio se una persona legge una mia richiesta posta in termini assertivi come comando od imposizione, non è un problema mio).

La modalità di relazione assertiva non ha come obiettivo quello di evitare il conflitto a tutti i costi. Ne favorisce comunque la risoluzione positiva, ossia cerca di integrare le posizioni degli interlocutori in soluzioni  funzionali al raggiungimento di un obiettivo che soddisfi tutte le parti coinvolte.

Approfondimento: 
Come gestire i conflitti interpersonali
La negoziazione nelle trattative strutturate

Per farsi valere, per ottenere considerazione e rispetto, occorre avere considerazione e rispetto per se stessi.

L’evitamento alla base del comportamento passivo

Nel post Essere felici: perché è così difficile? avevamo affrontato l’argomento del volere evitare le sensazioni spiacevoli:

Quando proviamo sensazioni che non ci piacciono, ci impegniamo nell’evitarle. Ma spesso le nostre strategie per evitare queste sensazioni spiacevoli non fanno altro che peggiorare la situazione.
Infatti è ben noto l’effetto dell’ingiunzione: “Non pensare ad un elefante rosa!”: le indicazioni in negativo non funzionano, anzi!

La nostra mente funziona come un efficacissimo strumento di problem solving in cui:

  • Identifichiamo qualcosa che non ci piace
  • Pensiamo al modo migliore per eliminarlo
  • Lo eliminiamo

Questa strategia funziona molto bene in alcuni campi: se non mi piace che ci siano i piatti sporchi, elimino le tracce di cibo, lavandoli. Se mi dà fastidio l’erbaccia in giardino, la tolgo. Se ho una giornata troppo piena di appuntamenti, ne elimino qualcuno. E’ un modo di fare efficace se riferito al mondo fisico, fuori di noi; ma quando viene applicato alla nostra personale sofferenza interiore non funziona affatto.

La persona con uno stile passivo, che non riesce a farsi valere, non vuole provare le sensazioni che derivano da:

  • situazioni conflittuali
  • paura che un comportamento assertivo possa causare conseguenze negative nell’interlocutore

Evitando sistematicamente e attivamente queste sensazioni spiacevoli le rendiamo più forti e diamo loro più potere su di noi. La strada giusta è quella di accettare quelle sensazioni spiacevoli, magari con l’aiuto della pratica della Mindfulness.

Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dalla lotta contro i problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide. (Zygmunt Bauman)

I principi della comunicazione assertiva sono impliciti nei diritti di ciascun essere umano

  • Essere trattato con rispetto, poiché ognuno ha il diritto di gestire la propria vita come desidera e di perseguire i propri scopi ed obiettivi, senza però danneggiare gli altri. Inoltre ognuno ha il diritto di essere trattato dagli altri con gentilezza e cortesia, a prescindere dalla propria posizione sociale; il rispetto e la dignità sono i prerequisiti di una società civile.
  • Esprimere le proprie opinioni ed i propri sentimenti, dato che ciascuno di noi ha il diritto di esprimere se stesso; il proprio punto di vista circa una situazione e i sentimenti che ne scaturiscono sono validi tanto quanto quelli degli altri. Se si nascondono le proprie opinioni ed i propri sentimenti, gli altri non avranno la possibilità di conoscerci o di capirci.
  • Decidere i propri scopi ed i propri obiettivi, dal momento che tutti hanno il diritto di perseguire i propri scopi. Ciascuno ha il diritto di perseguire le priorità che ritiene essere più consone a se stesso.
  • Rifiutare una richiesta o dire di no, poiché ognuno ha il diritto di rifiutare.
  • Chiedere ciò che si desidera, dal momento che ognuno ha il diritto di esprimere i propri bisogni. Ciascuno ha delle necessità e desideri ed è utile esprimerli nelle relazioni.
  • Commettere degli errori; sbagli ed errori sono elementi essenziali dell’apprendimento.
  • Essere i giudici del proprio comportamento, indipendentemente dalla benevolenza degli altri, infatti ognuno ha il diritto di giudicare se stesso. Si può giudicare il proprio comportamento, senza avere bisogno dell’approvazione o delle critiche altrui.
  • Cambiare la propria opinione, dato che il cambiamento può essere associabile alla crescita ed allo sviluppo personale.
  • Decidere se far valere o meno i propri diritti, in conformità al diritto di scelta.
  • Decidere se dare spiegazioni e scuse per il tuo comportamento.

Qui potete trovare un questionario per misurare la vostra assertività.

Come imparare ad essere assertivi

Per sviluppare un comportamento assertivo occorre integrare due aspetti:
  • una attitudine mentale adeguata (convinzioni e valori)
  • il comportamento corretto.
Il nostro comportamento è mantenuto e spiegato dalle nostre convinzioni e dei nostri valori, che sono frutto delle nostre esperienze e della cultura in cui siamo vissuti.
D’altronde, cambiando il comportamento si cambiano pensieri e sentimenti. Se hai paura dell’acqua e ti butti in piscina, avrai paura e penserai di annegare. Ma se tieni duro, dopo un po’ inizierai ad abituarti.
Quindi non devi aspettare di ‘sentirti assertivo’ e a tuo agio. Ti conviene iniziare a mettere in pratica un comportamento assertivo ogni volta che puoi. Perché ogni volta che compirai un’azione assertiva, diventerai più assertivo.
 
L’assertività è una competenza che puoi imparare. Ad esempio, essere assertivi sul posto di lavoro significa fare pratica ogni volta che ne hai l’opportunità. Non aspettare che le opportunità arrivino per magia. Oppure che tu sia costretto a confrontare un superiore aggressivo su argomenti difficili, affrontando una sfida troppo difficile.
Ricerca attivamente le opportunità di mettere alla prova alcune competenze e tecniche di assertività. Non puoi diventare più assertivo stando seduto e sperando di sfoderare un comportamento assertivo quando ce ne sarà bisogno.
 

Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto. (Micheal Jordan)

Metti in preventivo che potresti incontrare questi ostacoli:
  1. Le credenze negative e il dialogo interno svalutante che tolgono la motivazione e la speranza del cambiamento
  2. L’atteggiamento di fuga e di evitamento per gestire l’ansia, che ti tiene incatenato nella tua zona di comfort
  3. Un comportamento non verbale che mantiene anassertive le tue parole per come le dici
  4. Un approccio approssimativo, senza preparazione, monitoraggio e obiettivi
Allenamenti utili
  1. esprimere  qualsiasi sentimento, parlando dei propri sentimenti e delle proprie emozioni;
  2. utilizzare un linguaggio mimico facciale, coerente al contenuto dei sentimenti espressi;
  3. sostenere un parere contrario a quello di un’altra persona;
  4. usare la parola “io” e non utilizzare forme impersonali
  5. accettare i complimenti

Maria Soldati & Fabrizio Pieroni


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