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La domanda del miracolo nel Coaching

Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito (Antoine de Saint-Exupery)

La domanda del miracolo è parte integrante del modello orientato alle soluzioni ideato da Steve De Shazer. 

E’ un modello di problem solving che a noi piace molto, e lo utilizziamo del Coaching e nel Counseling. Ciò che lo caratterizza è una focalizzazione sulle soluzioni anziché sul problema.

Quando non si mira a ciò che funziona ci si concentra su ciò che manca: deficit, disfunzioni, carenze, mancanza di collaborazione tra persone.

Spendere del tempo su questi aspetti non è un modo efficace per iniziare e non è un’utile premessa al cambiamento: è più efficace approfondire le esperienze e le competenze positive che soffermarsi su esperienze e comportamenti negativi.

Il percorso verso la soluzione dipende dal tipo di soluzione, non dal tipo di problema. Parlare del problema produce una digressione, non necessariamente utile.

Risolvere un problema del cliente non significa che il problema del cliente necessiti di un’attenta analisi, e  non c’è bisogno che le soluzioni siano direttamente connesse al problema che vogliono risolvere (De Shazer)

cit. De Shazer

Un atteggiamento opposto a questo modello è quello secondo cui i problemi delle persone sono solo «la punta di un iceberg», manifestazioni superficiali di problemi sottostanti più profondi e patologici. 

L’approccio centrato sulla soluzione non fa ipotesi circa la “vera natura” dei problemi che le persone vivono, non va alla ricerca del “vero problema”, non va a cercare “la parte sommersa dell’iceberg”.

Inoltre, non si dedica tempo a cercare la spiegazione del perché esista un problema: il punto di vista del cliente viene semplicemente accettato così come viene espresso.

Invece di pensare a ciò che non funziona e a come correggerlo, cerchiamo ciò che funziona per utilizzarlo. L’approccio centrato sulla soluzione si basa sul principio che il cambiamento è implicito nella vita, e che i clienti non possono evitare di cambiare. Occorre identificare i cambiamenti che avvengono naturalmente e utilizzarli per far emergere la soluzione.

Un effetto meno ovvio di questo presupposto è l’attenzione dedicata alle risposte del cliente al problema: crediamo che siano i clienti, e non i consulenti, ad avere le soluzioni ai loro problemi.

Le soluzioni generate spontaneamente dal cliente sono più facili da incorporare nel suo stile di vita rispetto a quelle che potrebbe suggerirgli un esperto. Utilizzando questo approccio, è raro che i clienti «resistano», in quanto evitiamo di «vendere» loro soluzioni.

L’obiettivo di tutto questo è portare il cliente a
  1. Smettere di fare ciò che non funziona
  2. Identificare ciò che funziona e fare di più in tal senso

La domanda del miracolo è uno degli strumenti di questo modello. È una domanda importante, perché orienta il cliente verso uno stato futuro in cui il problema è risolto.

Un esempio di “domanda del miracolo” potrebbe essere, ad esempio:

Miracolo

Ho una domanda un po’ strana che richiede immaginazione… questa sera
vai a casa, e più tardi andrai a dormire. E mentre dormi succede un “miracolo” (per motivi che non conosciamo) ed il tuo problema scompare, viene del tutto risolto. Però questo accade mentre stai dormendo, e quindi tu non sai nulla di quanto è successo. Domattina, al risveglio e nelle ore immediatamente successive, come ti accorgerai che è accaduto il miracolo? Come se ne accorgeranno gli altri?

In genere, i clienti sono molto realistici e concreti nel dipingere il loro giorno miracoloso. La descrizione del miracolo è tanto più utile quanto più è specifica e dettagliata. Poiché l’immagine viene generata dal cliente,  si inserisce naturalmente nel suo stile di vita e, di conseguenza, è connotata da realizzabilità. Il passo successivo è fare accadere qualcosa in quella direzione, con domande come:

  • Qual è l’ultima volta che questo miracolo è avvenuto, anche solo un po’?
  • Quale pensa che sarebbe il primo passo da fare perché un po’ di miracolo si realizzi?
  • Come si comporterebbe se il problema non ci fosse?
  • Cosa farebbe di diverso se il problema non ci fosse?
Proponendo domande di questo genere noi mettiamo la persona nelle condizioni, ogni giorno, di fare una piccola cosa, in modo completamente alternativo.

Le domande ripetute sulle potenziali soluzioni funzionano come ritornelli cognitivi e aiutano a tracciare la mappa della soluzione: più il cliente ripete verbalmente l’esito positivo, più questo diventa reale per lui.

Maria e Fabrizio
E’ difficile trovare libri in lingua italiana che illustrino il lavoro e il modello di Steve De Shazer. Un libro di De Shazer edito da Astrolabio non presenta questo modello, tratta altre tematiche.
Punta alla soluzione è un libro che descrive l’applicazione di questo modello di problem solving al coaching e alla consulenza aziendale.
Quando bere diventa un problema  è scritto da Insoo K. Berg, moglie e collega di Steve de Shazer. Descrive l’applicazione del modello al problema dell’alcolismo, ma è facilmente generalizzabile ad altre tematiche.
Punta alla soluzione

Quando bere diventa un problema


 

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