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Leggere le emozioni sul viso

Siamo tutti abituati a leggere l’espressione del viso dei nostri interlocutori, perché ci fornisce una grande quantità di dati e di indizi, di cui sentiamo il bisogno soprattutto nei momenti di tensione o di incertezza.

Abbiamo imparato quando eravamo molto piccoli: facevamo un gioco, ad esempio, e dopo guardavamo in faccia gli adulti presenti per capire se quello che avevamo appena fatto era una cosa “lecita” o no.

E difficilmente ci sbagliavamo: il nostro modo di guardare e di interpretare era piuttosto efficace.

La capacità di “leggere” l’espressione del viso


Ognuno di noi, in ogni istante, segnala al mondo che lo circonda se è pronto a giocare o a lottare, a piangere o ridere.

Quando ci troviamo in presenza di qualcuno, la nostra mente è attraversata da una corrente continua di nostre interpretazioni su ciò che quel qualcuno sta facendo e sulla sua espressione del viso.

In PNL l’osservazione attenta dell’interlocutore viene chiamata “calibrazione” ed è considerata uno step essenziale di una strategia comunicativa efficace, in quanto fornisce un feed-back che ci permette di valutare l’efficacia della nostra comunicazione e, se è il caso, di cambiarla in tempo reale.
In PNL diamo una grande importanza a ricavare i dati (e i feed-back) dall’apparato sensoriale, anziché desumerle sulla bae di ragionamenti.

A volte le nostre interpretazioni sono del tutto sbagliate, e anche i risultati della calibrazione non vanno presi per oro colato, ma come indizi da verificare.

In certe occasioni il bisogno di cogliere sul viso dell’interlocutore conferme o disconferme si fa particolarmente pressante. In una dichiarazione d’amore, ad esempio, i due si guardano intensamente per verificare e “misurare” la sincerità dell’altro e l’intensità di ciò che sta provando, come nel video seguente:

Dicevamo che questa capacità l’abbiamo sviluppata quando eravamo molto piccoli. Qualcuno ha avuto l’occasione di svilupparla in modo particolare. Ad esempio, chi da bambino è stato maltrattato è più bravo della media, perché da piccolo, per una questione di sopravvivenza, ha imparato a leggere il volto di genitori violenti.

Milton Erickson, il famoso ipnoterapeuta, era straordinariamente efficace a cogliere aspetti nascosti dei suoi clienti, e questo gli permetteva di raggiungere risultati apparentemente magici. La sua sensibilità per tutti gli aspetti legati al comportamento umano si era molto acuita durante la sua adolescenza.

Milton era secondo di undici figli, ed era affetto da numerosi disturbi neurologici, cui si era aggiunta la poliomielite. In seguito a questa rimase sei mesi paralizzato con il solo passatempo di osservare le interazioni tra i suoi genitori e i suoi numerosi fratelli e sorelle, e da queste osservazioni cominciò ad edificare la sua enorme competenza.
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Al contrario, le persone autistiche hanno una sorta di “cecità mentale” per cui non sono in grado di interpretare i segnali non verbali: per comprendere una comunicazione hanno a disposizione solo il significato letterale delle parole.

Se volete farvi un’idea del modo di pensare di una persona autistica potete leggere questo romanzo, bello e divertente:

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L’espressione del viso e il suo collegamento con le emozioni sono state studiate in modo molto approfondito da Paul Ekman. Paul Ekman ebbe tra i suoi maestri Silvan Tomkins, di cui si dice che avesse sviluppato capacità al limite dell’incredibile nel riuscire a dedurre moltissimi elementi di una persona semplicemente guardandolo, o addirittura guardando una sua fotografia.

Le emozioni si esprimono nel viso non nel corpo. Il corpo piuttosto rivela il modo con cui le persone fanno fronte all’emozione. Non esiste nessun quadro specifico di movimenti corporei che riveli sempre la paura mentre ci sono espressioni del viso specifiche per ciascuna emozione. Se una persona è arrabbiata, il suo corpo può rivelare come affronta questa emozione, il suo corpo può essere teso, può chiudersi in se stesso, può esserci attacco verbale o un accenno di attacco fisico. Ma ognuno di questi movimenti si può presentare sia quando una persona ha paura sia quando è arrabbiata. Tutti questi aspetti sono importanti per capire le persone ma il volto è la chiave per comprendere l’espressione delle emozioni. (Paul Ekman)

Le sue capacità di osservazione erano tanto sviluppate che, quando era ancora studente, si manteneva agli studi andando all’ippodromo ad osservare attentamente i cavalli prima di una gara: dai comportamenti dei cavalli sulla linea di partenza era in grado di predire quale sarebbe stato il vincitore.

Emozioni ed espressioni del viso

Vedendo in azione le capacità di Tomkins, Paul Ekman si convinse che lo studio delle espressioni del viso avrebbe fornito informazioni molto importanti, e si mise all’opera.
In quel periodo esistevano due diversi orientamenti:

  • molti ritenevano che la manifestazione delle emozioni tramite l’espressione del viso fosse appresa culturalmente, e variasse quindi da cultura a cultura e da popolo a popolo (questo punto di vista era condiviso da Margaret Mead, compagna di Gregory Bateson)
  • Tomkins e altri ritenevano che, al contrario, fosse innata in tutti gli uomini e non dipendesse dalla cultura di appartenenza

espressioni del viso
Il lavoro di Ekman confermò il punto di vista di Tomkins: visitò molti paesi del Sudamerica, con foto che ritraevano visi con espressioni di  tristezza, rabbia, felicità o disgusto: le persone del posto sembravano comprendere e usare le stesse espressioni facciali dei nordamericani.

Allargò le sue ricerche all’oriente, fino a raggiungere remote tribù in Nuova Guinea. Ovunque mostrò le fotografie, le persone interpellate diedero interpretazioni concordanti sul significato di quelle espressioni.

In particolare, tutte le persone interpellate erano in grado di riconoscere le espressioni di:

  1. Rabbia
  2. Disgusto
  3. Tristezza
  4. Gioia
  5. Paura
  6. Sorpresa

emozioni sul viso
Vista l’unanimità nel riconoscimento di queste emozioni, e il fatto che fossero presenti in ogni popolo, Ekman le definì “emozioni di base”.

Un altro contributo importante di Ekman si riferisce al fatto che durante le sue ricerche notò che riprodurre sul proprio viso una determinata emozione faceva provare effettivamente l’emozione.

ESPRESSIONE VISO CAUSA EMOZIONE

 

 



Questo punto di vista è confermato dalla pratica della PNL, ma anche da un interessante esperimento.

Ad un gruppo di persone erano stati fatti vedere dei cartoni animati, chiedendo

  • ad alcune di tenere fra le labbra una penna, cosa che rende impossibile sorridere
  • alle altre di tenere una penna tra i denti, cosa che costringe a sorridere

Questi ultimi avevano trovato i cartoni animati molto più divertenti.

In genere, diamo per scontato che prima proviamo un’emozione, e possiamo esprimerla sul volto oppure no. Pensiamo all’espressione del viso come ad una conseguenza dell’emozione. Ricerche come questa dimostrano che il processo può svolgersi in direzione opposta, cioè l’emozione può avere inizio sul volto.

cambio di fisiologia
Secondo la PNL, non è solo l’espressione del viso ad inflenzare i nostri stati interiori, ma l’intera fisiologia: postura, gestualità, respirazione…

 

Da tutto questo possiamo imparare a cambiare e migliorare il nostro stato interiore utilizzando la nostra fisiologia.

Maria Soldati e Fabrizio Pieroni
 
Approfondimenti:
Giù la maschera

Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del visoir?t=pragmatimente 21&l=as2&o=29&a=8809052277

i volti della menzogna

 

 

 

I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonaliir?t=pragmatimente 21&l=as2&o=29&a=8809808576

 

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