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Sul web si trovano un mucchio di ricette per il raggiungimento degli obiettivi, che alla base hanno l’impiego della “forza di volontà”.

“Impegnati più che puoi”, “Metticela tutta”, “Incrementa la tua forza di volontà” sono il liet-motiv di questa impostazione.

Intendiamoci: non vogliamo sminuire l’importanza della forza di volontà, ma basare il raggiungimento di un obiettivo solo su di essa è fuorviante

Gli esseri umani sono tutt’altro che semplici e lineari. Dentro di noi sono presenti istanze diverse, un “Parlamento” di Parti interne che pensano in modo diverso e che rispondono alle sfide in modo diverso, hanno obiettivi diversi e qualche volta contrastanti.

citazione Jung hover_share

Più fatica faccio nel raggiungimento di un obiettivo, più sforzi devo fare, più è probabile che sia sulla strada sbagliata, che quell’obiettivo non faccia per me. Una grande fatica segnala che l’istanza interna in disaccordo con l’obiettivo in questione è importante.

Secondo noi, infatti, la questione non è tanto porsi degli obiettivi, ma scoprire quali sono i nostri obiettivi.

Se sto faticando nel raggiungimento di un obiettivo, questo significa che c’è una parte di me che sta perseguendo l’obiettivo, e un’altra parte che ha un programma completamente diverso. Ad esempio, potrebbe voler massimizzare il piacere presente, e ridurre al minimo stress, dolore e disagio che proviamo nel presente. Quindi non basta “mettercela tutta”, ma bisogna fare i conti con le nostre parti interne in disaccordo.

Quando attingete alla vostra riserva di forza di volontà, il cervello più recente dovrebbe dire a quello più antico di togliersi di torno e semplicemente ordinare un’insalata invece di un hamburger, giusto? Se siete ansiosi, dovreste riuscire a dirvi di rilassarvi, e poi sentirvi effettivamente più rilassati. Sembrerebbe una questione di forza di volontà.

Innanzitutto, la ricerca degli ultimi anni mette in discussione alcune idee di sempre sulla forza di volontà. Certi studi hanno infatti rilevato che la forza di volontà è una caratteristica genetica di una fortunata sottocategoria, mentre altri hanno ribattuto che la forza di volontà è soltanto un mito. Perfino studi che la riconoscono come reale hanno evidenziato che non sempre chi è più dotato di autocontrollo ha più successo nel realizzare i suoi scopi: anzi, questi soggetti più si sforzano, più si sentono svuotati. In poche parole mettersi d’impegno, stringere i denti o costringersi a «farlo e basta» potrebbero essere tutte strategie controproducenti, magari utili a breve termine (quanto meno vi danno l’impressione di fare qualcosa) ma che non funzionano nel lungo periodo, quando conta davvero.

Secondariamente, mentre la forza di volontà può funzionare in condizioni normali, quando siete stressati (tigre dai denti a sciabola, email dal capo, liti coniugali, sfinimento, fame), il cervello più antico assume il controllo e vanifica quello più recente, chiudendolo finché lo stress non è scomparso. Quindi, proprio quando ne avreste bisogno, la vostra forza di volontà, che risiede, non dimenticatelo, nella corteccia prefrontale/cervello più recente, è assente e il cervello più antico divora pasticcini finché non vi sentite meglio e il cervello più recente non si riattiva.

(Judson Brewer)

 

La forza di volontà ci richiama l’immagine di una lotta: ciò che richiede forza di volontà è una 

competizione tra istanze contrastanti. E l’invito a mettercela tutta, a impegnarsi al massimo è un invito ad utilizzare il nostro Sé cosciente a a rinforzare  una parte interna schiacciando l’altra. Ma questo modo di procedere non è certo il modo migliore per promuovere l’ecologia della nostra mente.

Perché la nostra azione sia efficace, occorre che le varie istanze al nostro interno abbiano convogliato le loro forze in un’unica direzione.

Approfondimenti:

Riguardo il rapporto tra mente conscia e mente inconscia John Bargh nel bel libro A tua insaputa. La mente inconscia che guida le nostre azioni  sostiene: 

  1. Il pensiero cosciente è importante, il libero arbitrio esiste. Non è però assoluto e onnipotente come a volte si pensa.
  2. Ammettere che la nostra volontà non è pienamente libera o che il nostro controllo cosciente dello cose non è completo, in realtà accresce il nostro libero arbitrio e il nostro controllo.
  3. L’autocontrollo più efficace non si ottiene con la forza di volontà o sforzandosi di dominare gli impulsi e i comportamenti indesiderati, ma sfruttando in maniera più efficace i poteri inconsci della mente affinché esercitino con maggiore facilità l’autocontrollo al posto vostro.

Ecco un esempio in cui la forza di volontà non aiuta!

 

Posso, Voglio, Devo

L’eccellenza nel raggiungimento degli obiettivi prevede il fatto che gli operatori modali siano “messi in fila”:

  1. posso raggiungere l’obiettivo
  2. voglio raggiungere l’obiettivo
  3. e, infine, devo raggiungere l’obiettivo

E’ evidente che un obiettivo retto solo dal devo, dal senso del dovere, non è un obiettivo che appartiene veramente alla persona che se lo pone. Potrebbe essere l’obiettivo di un genitore che l’ha raccomandato tante volte al proprio/a figlio/a (ti devi laureare…. ti devi sposare….).

Comunque vada, nel migliore dei casi, il raggiungimento di quell’obiettivo non comporterà la soddisfazione né promuoverà il benessere della persona, e a lungo andare potrebbe causare effetti negativi.

L’operatore modale devo non ha, comunque, una valenza sempre negativa. Può essere negativo fondare il raggiungimento di un obiettivo solo su di esso, ma dopo il posso e il voglio, il devo è utile per fornire la giusta quantità di autodisciplina, che è indispensabile almeno per alcune categorie di obiettivi.

Quando il raggiungimento di un obiettivo è difficile non serve a molto rinforzare il devo: è più efficace approfondire:

  • se penso veramente di poterlo raggiungere (vedi Post Autostima e autoefficacia)
  • se veramente lo voglio raggiungere, e in quale percentuale:
    • lo voglio al 100%?
    • lo voglio al 80%? E il rimanente 20% cosa vuole?
La motivazione consiste in questo, nell’aumentare il desiderio di raggiungere l’obiettivo, non nel fare appello al “mettercela tutta”. (vedi Post Motivare come Bravehearth!)

 

Maria Soldati e Fabrizio Pieroni

 


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