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Resilienza

La vita non è quella che dovrebbe essere. E’ quella che è. E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza. (Virginia Satir) 
 
Vi è mai capitato un periodo della vostra vita in cui le difficoltà parevano sommarsi, e la situazione era apparentemente ingestibile?
E, nonostante questo, avete fatto fronte alle difficoltà che la vita vi ha proposto? In queste situazioni avete utilizzato le vostre capacità di “resilienza”.


Per “resilienza” si intende la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Nelle occasioni in cui la vita ci mette a dura prova, ci troviamo ad affrontare un «divario» tra la realtà che abbiamo e quella che vorremmo avere, tra stato presente e stato desiderato.

Lo scarto di realtà

Maggiore è lo scarto tra queste due realtà, maggiori sono le emozioni di sofferenza con cui lo viviamo: invidia, gelosia, paura, depressione, delusione, rabbia, ansia, offesa, colpa…

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In alcune occasioni possiamo agire per modificare la realtà, per renderla più vicina a ciò che desidereremmo. E, se ci riusciamo, lo scarto si chiude e noi ci sentiamo bene.

In questo caso sperimentiamo quello che Russ Harris definisce “appagamento esteriore”, un appagamento che deriva dal raggiungimento dei nostri obiettivi.
 Ma cosa succede quando non possiamo avere quel che vorremmo? Un nostro caro muore, il nostro partner ci lascia, non piacciamo a qualcuno, non siamo intelligenti e capaci quanto vorremmo, ci ammaliamo, non troviamo lavoro; le situazioni possono essere innumerevoli e la vita ha molta fantasia!

E cosa succede se lo scarto tra le due realtà lo possiamo colmare, ma solo in tempi molto lunghi? Cosa fare nel frattempo? Nell’affrontare una situazione problematica di questo genere ci sono tre diverse possibilità:
  1. Uscire dalla situazione (se è possibile)
  2. Rimanere, rassegnarsi e fare cose che peggiorano la situazione
  3. Rimanere, cambiare quello che può essere cambiato, accettare quello che non può essere cambiato e vivere secondo i propri valori

Riguardo alla prima alternativa, occorre subito dire che non sempre è praticabile. Per esempio, se
una persona viene arrestata e si trova in carcere, non può semplicemente uscire dalla situazione. Ma a volte è possibile, e allora occorre chiedersi: «la qualità complessiva della mia vita sarebbe migliore o peggiore se io abbandonassi la situazione?». La risposta non è mai certa, ma è possibile fare una ragionevole previsione.

Pratichiamo la seconda alternativa quando non siamo riusciti ad accettare la situazione. In questi casi la nostra vita diventa una passiva rinuncia: rinunciamo a vivere secondo i nostri valori, facciamo cose che peggiorano la situazione e mettiamo la nostra vita in stand by.

La formula della resilienza

La terza alternativa è la formula della resilienza: in questo modo, anche se la situazione non ci piace, manteniamo un atteggiamento attivo.
Nessuna situazione può impedirci di vivere e comportarci secondo i nostri valori, che sono sempre a nostra disposizione, qui ed ora.
Connettersi con i propri valori e agire in base ad essi dà un senso di appagamento e soddisfazione immediata.
Preghiera della serenità

L’appagamento interiore

L’ “appagamento interiore” non dipende dal raggiungere ciò che desideriamo: è un senso di pace e benessere che ricerchiamo ed otteniamo all’interno di noi stessi anziché ricercarlo all’esterno di noi.
Sul suo letto di morte B.F. Skinner (uno dei fondatori del Comportamentismo) si sentì la bocca asciutta e chiese un bicchier d’acqua. Uno dei presenti glielo diede, lui lo bevve e disse: “Meraviglioso!”.
Queste furono le sue ultime parole. Il fatto di trovarsi in una situazione in cui i suoi organi non funzionavano quasi più, non gli impedì di gustarsi uno dei più semplici piaceri della vita.

Approfondimento: 

Maria Soldati & Fabrizio Pieroni

4 commenti su “Resilienza”

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